Monday, May 30, 2011

LE SPLEEN DES JEUNES

Essere giovani oggi vuol dire essere arrabbiati. Ma così  d’altronde erano i nostri giovani padri,così  i nostri giovani nonni. Essere giovani spesso implica sentimenti di sdegno,di rivalsa,di voglia di cambiare qualcosa.Per fortuna non conosco gioventù che non sia stata tale.
Siamo arrabbiati è vero, ma non come lo erano i nostri padri,non come lo erano i nostri nonni. Noi non siamo quei rivoluzionari con i capelli arruffati e la barba lunga, i nostri movimenti vanno avanti senza ottimismo e senza speranza. Sarà che non lottiamo per un futuro migliore, ma per l’opportunità quanto meno di averne uno. Avere un titolo di studio, un po’ d'ingegno,e tanta buona volontà per noi non è sufficiente. Per afferrare un “sogno”oggi è fondamentale che “qualcuno” inizi a ritenerti il migliore tra i migliori, e quel “qualcuno” ci vuole una bella dose di fortuna per incontrarlo. E perché lui ti riconosca tale.
Così nasce la rabbia,da un percorso che non ha meta,dal sacrificio che non si può incanalare verso un obiettivo perché  la società te lo ruba,te lo strappa dalla mani.
Per questo ci guardiamo intorno e viviamo “con il veleno dentro” ,noi disperati e visionari che ci facciamo forza inventandoci un percorso alternativo,una via d’emergenza e spesso a danno del nostro stesso paese,anche di fuga.
Sto “con il  veleno”perché a vent’anni non mi vendo,perché a vent’anni non mi piego. Non è più l'età dell'adolescenza in cui era bello essere “comunque contro”. A vent’anni devi metterci la faccia,devi sviluppare quella coscienza civica che ti faccia prendere atto dei diritti e dei doveri che possiedi e di quelli che ti vengono sottratti. Sono tanto arrabbiata perché queste cose non te le insegna più nessuno.
Lo capisci d’improvviso che se non lotti per un futuro che la fuori sono troppo restii a darti,la fantasia diventerà rassegnazione,la tanta rabbia solo tanta noia,la propria soddisfazione si esaurirà in desideri mediocri.
Se a questo cederemo, se a questo domani apriremo le porte saremmo come l’impiegato di quella storiella,la cui vita era talmente tanto misera e inappagante,che decise appositamente di comprarsi un paio di scarpe nuove di un numero più piccolo del suo,di modo che la sera tornando da lavoro nel togliersele avrebbe potuto provare qualche istante di piacere.


Friday, May 27, 2011

SWEET DESTROY

"Noi e gli Altri"
Inauguro il mio blog così,con una foto scattata circa un anno fa.Una foto alla quale mi sento molto legata. Un foto che credo(e spero)che di significati ne possa avere molteplici. "Noi e gli Altri".Non voglio aggiungere null'altro e riproporre il paradosso della nostra società:comunicare senza "comunicare".Fa ridere vero?
Beh,io credo che noi siamo la generazione con più possibilità di comunicazione a portata di mano(click!),eppure non comunichiamo,e la cultura resta intrappolata. Siamo l'audience perfetta,ma non siamo più public opinion. Siamo noi il "mezzo"di comunicazione,siamo noi che al servizio del server gli permettiamo di usufruire di un po’ della nostra anima.
Eppure è strano,la parola Server significa letteralmente "servitore",ma non è la prima volta nella storia in cui colui che è dominato conquista potere e ribalta i ruoli.
Il mio vuol essere un invito,nonché un primo passo,a stimolare il pensiero. A muovere la macchina.Intenzionalmente.